ON THE ROAD - STEFANO BONI - LO SGUARDO DELLO STATO DI JAMES C. SCOTT

Grazie all'analisi di una storia minuta ricostruita al di fuori dei canoni ufficiali e di una vita quotidiana osservata attraverso il metodo etnografico, Scott propone percorsi di riflessione in grado di mettere in crisi un'autonarrazione dello Stato che rende difficile leggerlo se non nei termini che lo Stato stesso ci mette a disposizione. A cura di Stefano Boni scheda libro - https://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=470 L'ottica con cui lo Stato guarda alla società e alla natura è intenzionalmente ultra-semplificatrice perché, per tutto comprendere (e controllare), deve inevitabilmente comprimere la diversità del territorio e della sua popolazione all'interno di griglie standardizzate più facili da gestire. Ricostruire il passaggio epocale che ha portato all'attuale configurazione di potere – tramite l'istituzione di mappe, censimenti, cognomi fissi, elenchi catastali, pesi e misure unificati… – è essenziale per cogliere l'arte di governo moderna, con la sua pretesa di razionalità – sconfessata dai disastri provocati dall'ingegneria sociale ultra-modernista nel ventesimo secolo – e l'invasività dei suoi dispositivi di controllo, sempre più capillari. Queste semplificazioni della natura, della società e persino dell'animo umano sono state fatte a scapito delle pratiche vernacolari, informali e non codificabili, che Scott definisce mētis. Ovvero quelle forme di conoscenza radicate nell'esperienza che proprio per la loro complessità rimangono incompatibili con le esigenze di schematizzazione proprie di qualsiasi ordine sociale pianificato e centralizzato, confermandosi così come le forme di resilienza più efficaci per sottrarsi allo sguardo omologatore dello Stato. James C. Scott, docente di Scienze politiche e di Antropologia nell'Università di Yale, ha lavorato sul campo soprattutto nel Sudest asiatico (non a caso parla anche birmano e indo-malese) ed è stato presidente dell'Association of Asian Studies. Tra i principali esponenti della perestroika accademica che ha portato, nelle Scienze politiche, a un riequilibrio tra i preponderanti studi di tipo quantitativo e quelli di tipo qualitativo, ha scritto, tra l'altro, The Moral Economy of the Peasant: Subsistance and Rebellion in Southeast Asia (1976), Weapons of the Weak: Everyday Forms of Peasant Resistance (1985), Seeing Like a State: How Certain Schemes to Improve the Human Condition Have Failed (1998). Nel 2005 la rivista "American Anthropologist" gli ha dedicato un numero speciale intitolato Moral Economies, State Spaces, and Categorical Violence: Anthropological Engagements with the Work of James C. Scott. Tra una lezione e l'altra Scott alleva pecore nella sua casa del Connecticut. Stefano Boni (Roma, 1970) si è dottorato a Oxford in antropologia e ha svolto ricerche sul campo dapprima in Ghana, poi in Venezuela e Italia. Attualmente insegna Antropologia culturale e Antropologia politica presso le Università di Modena e Reggio Emilia. Ha pubblicato saggi in antologie e riviste specialistiche ed è autore, tra l'altro, di Le strutture della disuguaglianza (Angeli, 2003).
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Data mercoledì 15 gennaio 2020
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