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Guide Livingston & Co.
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Data mercoledì 1 agosto 2018
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MAROCCO - LE CITTÀ IMPERIALI con anche programma di viaggio del Club dei Viaggiatori Il Marocco è il vasto Paese di 446.550 chilometri quadrati (710.850 se si comprende il conteso Sahara occidentale) che occupa la porzione più occidentale dell’Africa settentrionale. Confina a sud con la Mauritania, a est con l’Algeria, a nord col mare Mediterraneo per 468 chilometri di costa ripida che fronteggia quella di Spagna. L’Europa è al di là dello stretto di Gibilterra, largo solo 14 chilometri. A ovest, il Marocco si affaccia sull’Oceano Atlantico per 2500 chilometri di coste, dove si alternano spiagge di sabbia e scogliere. Il nome Marocco è un’alterazione di quello della città di Marrakech e indica il territorio corrispondente al Maghreb El Aqsa, cioè all’«Estremo Occidente» dei geografi arabi. Videopanoramica: https://youtu.be/AU3gqNTgDZo Il territorio Il territorio marocchino è assai vario. La regione settentrionale è caratterizzata da massicci montuosi, detti Rif, nella fascia mediterranea, e da ampie vallate che si elevano a gradinate verso est. La regione più interna è occupata dal sistema montuoso dell’Atlante che si suddivide in Antiatlante, Medio Atlante (che si eleva fino a 3354 metri) e Alto Atlante dov’è la massima vetta del Paese, il Jebel Toubkal di 4165 metri. Una fascia ai piedi dell’Atlante, ben irrigata, forma la pianura di Marrakech. Il territorio compreso fra l’Oceano e l’Atlante, detto «meseta», si eleva verso l’interno con tavolati che dalla pianura costiera raggiungono i 600 metri di un altopiano inciso dalle profonde valli, a volte veri canyon, di vari fiumi. Fra l’Alto Atlante e l’Antiatlante si allunga la valle del fiume Sous che costituisce un habitat particolare. A sud dell’Antiatlante si estende il territorio predesertico, con tavolati solcati da fiumi, che anticipa il deserto vero e proprio. BERBERI E ARABI Agli inizi del I millennio a.C., le popolazioni indigene vennero in contatto con navigatori fenici. I Fenici stabilirono rapporti sempre più stretti, soprattutto a partire dal VI secolo a.C., quando Cartagine dall’odierno territorio tunisino estese la propria supremazia a tutto il Mediterraneo occidentale. Nel IV secolo a.C. si formò il regno indigeno di Mauritania che arrivò a dominare la regione, dall’Oceano fino alla vallata del fiume Moulouya. Il regno venne conquistato dai Romani ai tempi dell’imperatore Caligola, nel 42 d.C., e la Mauritania fu divisa dall’imperatore Claudio in due province: la Mauritania Tingitana, con capitale Tingis (Tangeri), e la Mauritania Caesariensis, con capitale Cesarea, nell’odierna Algeria. Il dominio romano durò quattro secoli e di quel periodo restano le vestigia di Volubilis e Sala Colonia. I Berberi Come Berbere sono indicate le popolazioni autoctone dell’Africa settentrionale appartenenti alla più vasta famiglia etnica dei Camiti. Nel periodo più antico della loro storia, dall’inizio del I millennio a.C. fino alla metà del VII secolo d.C., i Berberi videro susseguirsi le dominazioni di Fenici, Greci, Romani, Vandali e Bizantini. In epoca medievale, dalla metà del VII secolo fino all’inizio del XVI, si succedettero e accavallarono la conquista e l’invasione araba, l’islamizzazione, la nascita dei regni indipendenti degli Almoravidi e degli Almohadi, dei Merindi, degli Abd-al-waditi e degli Hafsidi, ma non duraturi per il prevalere di uno spiccato senso tribale. L’islamizzazione della regione si deve al conquistatore Musa Ibn Nusayr che, all’inizio dell’VIII secolo, non riuscendo a disarmare i Berberi li integrò nel proprio esercito. L’slamizzazione forzata della popolazione non mancò di causare rivolte represse nel sangue, come anche l’adesione a dottrine islamiche eretiche, come il kharigismo, che oggi diremmo integralista, apparso già nel 658. Al termine di tutto questo processo emersero due dinastie di «sceriffi», cioè diretti discendenti di Maometto. I primi regni Il primo regno sorse dall’unione di numerose tribù a opera della prima dinastia musulmana del Marocco. Capostipite fu Idris Ibn Abdallah che da Damasco si rifugiò in Marocco per sfuggire alla repressione del Califfo abbaside. Vantando origini sceriffiane, come discendente di Maometto fu ben accettato dai Berberi che lo riconobbero come imam. Fondò la dinastia degli Idrisiti con il titolo di Idris I, ma riuscì a regnare solo tre anni, raggiunto dalla vendetta del Califfo di Baghdad che lo fece assassinare. Nel 789, Idris aveva fondato la sua nuova capitale Madinat Fas (Fes). Il suo figlio e successore, Idris II, continuò il progetto paterno, ma con i suoi successori il regno finì allo sbando per rivalità interne, in balia di potenti stranieri, e gli ultimi Idrisiti dovettero rifugiarsi nel nord cedendo lo scettro a una nuova dinastia, quella degli Almoravidi. Questi costituirono il primo grande impero berbero, assicurandosi il controllo delle vie del commercio attraverso il deserto. Decisero quindi di fondare una loro capitale, Marrakech, nel 1062. Nel 1085, poi, accogliendo la richiesta di aiuto dei principi di Taifa, gli Almoravidi attraversarono lo stretto di Gibilterra, sconfissero gli Spagnoli e, già che c’erano, si presero l’Andalusia. Nel XII secolo, gli Almoravidi vennero sostituiti dagli Almohadi, una nuova dinastia entrata in scena nell’XI secolo. Questa era sorta in seguito alla predicazione e all’opera del teologo Muhammad Ibn Tumart, detto «l’Imam implacabile», che si era scagliato contro gli Almoravidi, da lui ritenuti non adeguati e corrotti e da sostituire con sovrani rispettosi delle autentiche basi dell’Islam. Per realizzare il suo progetto aveva fondato un’organizzazione socio-militare di tipo spartano a Tinmal, nell’Alto Atlante, dove si formarono i primi Almohadi. Gli Almohadi erano berberi nomadi, guerrieri. Controllavano il traffico delle carovane, razziavano, avevano grandi allevamenti di bestiame. Battevano anche una loro moneta, il dinaro d’oro. Sotto di loro il Paese raggiunse il momento di maggiore potenza e, soprattutto, si liberò del legame coi califfi di Baghdad. Nel 1269, tribù provenienti dalle zone di confine con l’attuale Algeria portarono al potere la dinastia dei Merinidi. La nuova dinastia riuscì ad assicurare al Paese una relativa prosperità fin verso la metà del XIV secolo. Fu l’epoca delle madrasa, le scuole coraniche dove venivano formati i funzionari statali e gli uomini di religione, dello storico Ibn Khaldun e del viaggiatore Ibn Battuta. Quando ripresero vigore le forze che spingevano alla frantumazione dell’impero, i primi ad approfittare delle difficoltà dell’impero marocchino furono i Portoghesi che si presero Ceuta nel 1415. Poi vennero gli Spagnoli che conquistarono Tangeri nel 1471 e Melilla nel 1497. Da quelle roccaforti, Portoghesi e Spagnoli partirono alla conquista del Marocco: soprattutto i primi. I Saadiani La reazione al «pericolo cristiano» non venne dagli ormai deboli sovrani merinidi, ma dalle confraternite religiose che si misero alla testa di una «guerra santa» (jihad). In tale circostanza emerse la figura di Shadiliya, capostipite della famiglia dei Saadiani e «sharif», cioè diretto discendente di Maometto. I Saadiani, originari della regione del Draa, nel sud-est del Paese, seppero usare la forza di venerati predicatori (marabut) per mettersi al comando della resistenza e ristabilire l’ordine interno. Ripresero Agadir(1511), conquistarono poi Marrakech e Fes e riuscirono ad avere definitivamente ragione delle mire portoghesi nel 1578. Il sultano Ahmad, abile stratega, riprese il controllo del commercio carovaniero e si alleò con Filippo II di Spagna, così garantendosi da sorprese sul versante europeo. Filippo, da parte sua, chiuse così la porta del Mediterraneo ai rivali Inglesi. Ricco e potente, amante della letteratura e delle arti, Ahmad si circondò di una corte brillante e abbellì la sua capitale Marrakech. Alla sua morte, però, il regno venne indebolito da dispute per la successione e da rinate spinte espansionistiche europee. I pirati di Salè Rotta l’alleanza con la Spagna, questa si prese Larache (1610), Mehdia e Maamora. Tornarono i Portoghesi che si ripresero Tangeri e Mazagan (1640). Le confraternite religiose islamiche ripresero vigore, ma la scena marocchina venne occupata piuttosto da un nuovo potere, fondato sulla pirateria. Fra i musulmani cacciati dalla Spagna «riconquistata» dai re cattolici, c’erano i cosiddetti «moriscos», originari di Hornachos, cittadina dell’Estremadura, che si erano stabiliti nell’attuale qasba degli Udaya, a Rabat, e altri gruppi di Andalusi islamizzati stabilitisi nella medina della stessa città. Gli esiliati diedero vita alla repubblica di Salè, indipendente, e si inserirono nel fiorente filone della pirateria guadagnando enormi ricchezze. Il mercato cittadino di schiavi e di refurtiva era fra i più forniti d’Europa, frequentato da commercianti europei (inglesi, francesi, italiani, tedeschi) che acquistavano i beni rapinati nel corso delle scorrerie piratesche per rivenderli ai derubati. Salè fu la quarta città pirata del Mediterraneo, con Tunisi, Tripoli e Algeri, e molti dei suoi si distinsero per temerarietà e ferocia. Nel Marocco diviso, nel 1664 si impose la figura di Mulay Rashid, fondatore della dinastia sceriffiana degli Alawiti, famiglia originaria di Tafilalet, nel sud-est del Paese. Il capostipite, Hasan al-Dakhil, era giunto dall’Arabia nel XIII secolo e si era guadagnato il rispetto di tutti come discendente di Maometto. Grazie alla discendenza e approfittando della confusione in cui versava il Paese, Mulay Rashid si sbarazzò degli avversari più pericolosi, fissò la sua capitale a Fes e avviò la ricostruzione attorno a sé dell’unità del Paese. Il periodo coloniale Una siccità lunga sette anni e un’epidemia di peste misero in ginocchio il Paese fra il 1776 e il 1800. Metà della popolazione morì. Così, dopo la conquista di Algeri (1830), la Francia non ebbe difficoltà a battere un Paese sconvolto. Tornarono gli Spagnoli e si fece avanti anche l’Inghilterra. Delle tre potenze, fu la Francia ad assumere un ruolo preminente, sancito nella conferenza di Algeciras (1906) e nel trattato di Fes del marzo del 1912. L'indipendenza A seguito dell’impegno del patriota nazionalista Abd el-Krim (1921-1926), nel Paese occupato si sviluppò gradatamente un movimento indipendentista che esplose al termine della Seconda Guerra Mondiale. La Francia tentò in ogni modo di ostacolare quel processo, arrivando a deporre il sultano Muhammad V, che prese la via dell’esilio, e a sostituirlo con Ben Arafa, persona ben più malleabile. La resistenza, sia attiva che passiva, però, che si dotò anche di una guida politica nel Partito dell’Indipendenza, obbligò la Francia a far tornare il sultano dall’esilio, nel 1955, e l’anno seguente a riconoscere la fine del protettorato e l’indipendenza: marzo 1956. Anche la Spagna rinunciò al suo protettorato e il Marocco, sempre nel 1956, venne ammesso all’ONU. Resta un’ombra in tutto ciò. Nel 1976 e nel 1979, il Marocco si è annesso una gran parte dell’ex Sahara spagnolo per impossessarsi dei ricchi giacimenti di fosfati della regione. Da allora è in conflitto con il movimento indipendentista del Fronte Polisario, appoggiato, a parole, dal resto del mondo. POPOLAZIONE I circa 36 milioni di abitanti sono concentrati per due terzi nelle regioni nord-occidentali. I Marocchini sono di etnia arabo-berbera, risultata dalla fusione fra le popolazioni berbere autoctone e gli arabi giunti nel VII secolo. Sono presenti anche piccoli gruppi di neri, discendenti degli schiavi sudanesi e dei soldati negri reclutati nel XVII secolo. La minuscola colonia di Ebrei di Casablanca, di origini antiche e di lingua berbera e araba, è stata raggiunta da gruppi di lingua spagnola arrivati ai tempi della cacciata dalla Spagna. La lingua ufficiale è l’arabo, parlato con inflessioni dialettali locali. Nelle montagne si parla anche il berbero. Il francese è ampiamente diffuso, a eccezione della zona settentrionale dove lo spagnolo affianca la lingua ufficiale. Scarsa, fuori dal settore turistico, è la conoscenza dell’inglese. Praticamente tutti i Marocchini (99%) sono di religione islamica sunnita. Di immediato interesse per il visitatore è il fatto che l’ingresso nelle moschee è vietato ai non musulmani con l’eccezione della sola moschea Hassan II di Casablanca e dei mausolei di Mohammed V a Rabat, di Moulay Ismail a Meknes, di Moulay Ali Cherif a Rissani. FES Fondata nel IX secolo, la città si suddivide in due nuclei distinti, separati dal wadi Fas, chiamato anche Wad al-Jawahir, cioè il «Fiume delle perle». Il nucleo della riva sinistra, adwat al-Qarawiyin, si sviluppò molto prima di quella della riva destra e prese il nome dalla città tunisina di Kairouan da dove erano giunte le ricche famiglie arabe da là fuggite e fra le quali emergerà la dinastia degli Idrisiti. Adwat-al Andalus, il nucleo della riva destra, come denuncia il nome si deve all’arrivo di migliaia di Andalusi da Cordova che fra i secoli IX e , si stabilirono di fronte al primo dall’altra parte del fiume, dando vita a un insediamento in origine rurale. Fu sotto gli Almoravidi, nel 1070, che la città venne unita. Furono eliminate le mura che separavano i due nuclei, vennero costruiti ponti per avvicinare le due rive e fu anche ristrutturata la medina. Nel secolo XII, poi, sotto gli Almohadi, Fes visse un periodo di grande prosperità. Fu fortificata con nuove mura e vennero restaurate e ampliate le due grandi moschee della medina, al-Andalus e al-Qarawiyin. Durante il regno del sultano al-Mansur si contavano ben 780 moschee e sale per la preghiera, 80 fontane, 93 bagni pubblici, più di 9000 botteghe e quasi 30.000 abitazioni. Lo sviluppo proseguì anche sotto i Merinidi, che qui stabilirono la loro capitale, e Fes si impose come il massimo centro culturale e commerciale del Marocco. Furono costruite sette madrasa, scuole coraniche e insieme strumenti di potere. Moschee e monumenti furono arricchiti con mosaici, zallij (mosaici in maiolica), stucchi e intarsi lignei, grazie all’apporto di artisti provenienti da Toledo, Siviglia e Granada. Le attività economiche, artigiane e commerciali furono organizzate suddividendole in quartieri. I mestieri furono raggruppati in corporazioni. Sorsero funduq (alberghi) e mercati in diverse parti della medina. Quando, nel 1912, Fes finì sotto il protettorato francese, il generale Lyautey assunse il compito di «governatore» e si impegnò nella salvaguardia degli edifici religiosi e culturali. La città si sviluppò quindi a ovest di Fas Jadid e della medina con nuovi quartieri residenziali e amministrativi e da allora la «ville nouvelle» è andata estendendosi fino alla zona collinare. La visita Fes è protetta dall’UNESCO perché la sua medina è uno dei più grandi nuclei medievali del mondo ( https://youtu.be/ko85CzKGf6E - https://youtu.be/2V7ChAu2XPw ). Una guida è necessaria per non perdersi nel labirinto delle sue stradine. Circondata da colline, il centro storico di Fes è diviso in due parti: la città vecchia (Fes el- Bali) sui pendii collinari; la città nuova (Fes el-Jedid), più a sud. Nella parte più antica, Fes el- Bali, si incontrano celebri moschee e scuole coraniche (madrase), caravanserragli e mercati in un groviglio stupefacente. Fuori dalla medina, il Burj settentrionale è il bastione che si erge in cima a una collina nelle vicinanze delle tombe di diversi sultani Merinidi che conservano tutta la loro suggestione nonostante il cattivo stato di conservazione. Bella da qui è la vista panoramica della città, soprattutto al tramonto. Come il Burj meridionale, il bastione venne costruito dal sultano saadiano Ahmad al-Mansur (1578-1603) per rinforzare le difese della città da attacchi esterni, ma anche per meglio controllare la popolazione che si era più volte ribellata ai suoi predecessori. Oggi ospita il Museo delle Armi che espone spade, pugnali, selle di dromedari da combattimento, moschetti, cannoni. La città nuova, Fes el-Jedid, nuova in epoca medioevale, si è sviluppata sotto il sultano merinide Abu Youssef Yacoub (1258-1286) che qui eresse il proprio Palazzo Reale, Dar el-Makhzen (non aperto al pubblico) e qui trasferì gli ebrei di Fes, prima residenti nella medina, nella zona del caravanserraglio Derb Lihudi, presso la moschea Qarawiyin. Il quartiere ebraico, chiamato Mellah, che fu circondato da mura, nei secoli XV e XVI era grande e si divideva in due zone: una abitata dai ricchi esuli andalusi e l’altra dagli ebrei marocchini, con piccole botteghe e abitazioni assai modeste. I confini attuali del quartiere sono quelli, assai più ristretti, fissati dal sultano alawita Mulay al-Yazid. La carenza di spazio costrinse gli abitanti a costruirsi case a due piani e a ridurre la larghezza delle strade. La comunità ebraica ha avuto tre cimiteri. Di questi uno solo è rimasto, a sud del Mellah: caratteristiche sono le tombe con i tetti a volta. In fondo al cimitero si trova la sinagoga, decorata alla maniera andalusa, oggi museo. MEKNES La città nacque nel X secolo quando i Meknassa (di qui il nome), un gruppo della tribù berbera dei Zeneti, giunsero presso il fiume Boufekrane e, approfittando dell’anarchia che regnava nel nord del Marocco, vi fondarono un loro villaggio. Nel 1063, il principe almoravide Yusuf Ibn Tashfin si impadronì di Meknes e, nel luogo dove sorge l’odierna medina, stabilì una sua roccaforte (qasba). Meknes passò poi agli Almohadi, che la arricchirono di palazzi e fontane, e ai Merinidi, alla metà del XIII secolo. Proprio sotto questi ultimi la città si sviluppò come centro commerciale e si dotò di pregevoli madrasa e moschee, grazie anche al valido contributo di diverse famiglie di profughi andalusi che si erano stabilite in città formando un nuovo quartiere, quello degli Andalusi appunto. Questi diedero anche impulso alla già fiorente agricoltura della zona, oltre che all’artigianato locale introducendovi il loro tipico stile decorativo. Meknes raggiunse il culmine del proprio splendore sotto il sultano alawide Mulay Isma’il (1672-1727) che regnò per 55 anni e volle rendere la sua capitale in grado di rivaleggiare con le ricche corti europee di cui gli riferivano i suoi ambasciatori. Aveva scelto Meknes come sua capitale per la posizione strategica, al centro di una regione ricca e lontana dalle coste, quindi più facilmente difendibile. A lui si devono le grandi costruzioni. Il sultano, del resto, doveva badare a una vasta famiglia composta da un gran numero di mogli e concubine e centinaia di figli. In più con lui vivevano duecento nobili e funzionari di rango e 4000 neri della sua famosa guardia personale. Avendo trascorso 24 anni del suo regno a pacificare il Paese, si era anche dotato di un esercito di ben 150.000 uomini, organizzati e fedeli, e alla fine del XVII secolo i suoi domini si estendevano dal Marocco alla Mauritania: controllava anche la pirateria, che gli versava una grossa parte dei bottini. Fra spese militari e di corte, però, Mulay Isma’il finì col dilapidare le sue fortune e, alla sua morte, lasciò il regno in sfacelo, con le casse vuote e nella più completa anarchia. Meknes decadde con lui e le occorreranno secoli per tornare a essere fiorente città commerciale. La visita Il centro storico è protetto dall'UNESCO ( https://youtu.be/AKfOfJC0VCo - https://youtu.be/3lFsvkrqOno ). Cuore della medina è la Piazza El-Hedim. Qui si apre la monumentale porta Bab al-Mansour al-Alj (letteralmente la «Porta del rinnegato vittorioso»), la più maestosa e imponente del Marocco, che fu l’entrata principale della cittadella imperiale e oggi accoglie una sala per esposizioni. Sulla piazza si apre il Museo Dar Jamai, ospitato nel palazzo che fu residenza della famiglia Jamai prima di diventare ospedale militare, durante il protettorato francese, e poi sede della Sovrintendenza alle Belle Arti e museo tra i più interessanti del Paese. A occupare il centro della medina c’è il vasto complesso della Grande Moschea (riservata ai musulmani) che risale all’XI secolo. Notevoli sono la sala della preghiera e il cortile interno dominato dal minareto decorato con piastrelle di ceramica verde. Alla fine della strada che fiancheggia la moschea si incontra la raffinata Madrasa Bu Inaniya, fatta costruire nel 1336 dal sultano merinide Abu al-Hasani. In Piazza Al-Khayyatin si trova il piccolo edificio noto come la «Cupola degli Ambasciatori (Qubbat as- Sufara)» per la cupola conica che lo sovrasta e perché qui il sultano Mulay Ismail riceveva gli ambasciatori che venivano a trattare, spesso, il riscatto dei prigionieri cristiani. Accanto c’è un enorme granaio sotterraneo che dicono sia stato usato anche come prigione degli schiavi usati dal sultano per le sue opere di costruzione. Di fronte, il Mausoleo di Mulay Ismail è aperto anche ai non musulmani che però non hanno accesso alla sala dov’è la tomba. All’estremità settentrionale della qasba si visita la cosiddetta Casa delle Dieci Norie composta da una serie di piccole sale poste attorno a una sala centrale più grande. In ogni stanza c’era un pozzo profondo fino a raggiungere la falda freatica dalla quale si attingeva l’acqua grazie a un ingegnoso sistema di norie. Accanto alla casa restano le tracce di enormi granai sotterranei, Heri es Souani, ai quali sono col tempo crollati i soffitti. I ruderi occupano un rettangolo di ben 182 metri di lunghezza e 104 di larghezza. L’ambiente è talmente suggestivo da venire spesso utilizzato come set cinematografico: il regista Martin Scorsese vi ha ambientato alcune scene del film «L’ultima tentazione di Cristo». Nelle immediate vicinanze dei granai si trova il bacino artificiale che garantiva il rifornimento idrico della città. Era alimentato dalle dieci norie della omonima Casa e collegato agli edifici cittadini con un sistema di canalizzazioni di terracotta. All’estremità settentrionale della medina si trovano la Bab Bardha’in (Porta dei fabbricanti di basti) e la moschea omonima. Le porte, in effetti, sono due, separate da un cortile. Quella antica, fatta costruire da Mulay Isma’il, sorge in cima alla collina e si apre nel tratto più antico delle mura. Superata la porta nuova si accede a un grande cimitero che precede il Mausoleo di Mulay Abdallah Ibn Ahmad, un venerato santone locale. I dintorni Moulay Idriss Arroccato sulla montagna di Zarhun, a 28 chilometri da Meknes, Moulay Idriss è un villaggio fra i più pittoreschi del Marocco, anche perché ha subito pochi inserti moderni. Tutto bianco, domina l’altopiano circostante e si affaccia sulle rovine di Volubilis. L’abitato si accalca col suo labirinto di stradine e vicoli intorno al Mausoleo di Idris I, il fondatore della prima dinastia marocchina musulmana che morì avvelenato dopo aver sposato una berbera che gli diede l’erede, Idris II. Moulay Idriss è considerato luogo santo dell’Islam (gli infedeli non possono trascorrervi la notte) ed è meta ogni anno, a settembre, di folle di fedeli che vengono in pellegrinaggio a onorare la tomba di Idris I (non accessibile ai non musulmani). Volubilis (Oualili) A 5 chilometri da Moulay Idriss, Volubilis è l’antica capitale del re Juba II, marito della figlia che Cleopatra d’Egitto ebbe da Antonio. L’originario villaggio berbero, nel III secolo a.C. venne raggiunto da mercanti cartaginesi che ne fecero un fiorente centro commerciale. Nel 42 d.C. venne annesso all’Impero Romano e prosperò come centro di raccolta del frumento prodotto nella zona. Il lungo periodo di prosperità permise a Volubilis di arricchirsi di insigni monumenti e di notevoli mosaici che illustrano miti e scene di vita quotidiana. Il sito archeologico, protetto dall’UNESCO ( https://youtu.be/Mr7ifOaz44c ), conserva importanti testimonianze dei secoli II e III d.C. fra le quali spicca l’Arco di Trionfo del 217, dedicato all’imperatore Caracalla e alla sua madre Giulia Domina, che sovrasta il Decumano Maggiore, cioè la via cerimoniale dell’insediamento romano. Restano anche tracce del Campidoglio, dedicato a Minerva, Giove e Giunone, delle terme, della basilica a tre navate. I mosaici più belli si vedono in diverse residenze. I più notevoli si ammirano nella Casa di Venere. Il palazzo di Giordano era residenza dei procuratori. La visita di Volubilis si completa al Museo Archeologico di Rabat dove sono conservati la maggior parte dei reperti asportabili recuperati nel corso degli scavi. MARRAKECH Circondata dalle possenti mura rosse o rosate, secondo la luce che le accende, Marrakech appare nel mezzo della piana stepposa dell’Haouz, in un superbo e verdeggiante palmeto. Già leggendario crocevia di mercanti e guerrieri, come suggerisce il suo nome che significa «Passa in fretta», Marrakech è elemento di congiunzione fra la vita moderna del nord e l’incanto delle tradizioni del sud, e forse proprio per questo è anche un mondo a sé, un crogiolo di razze, culture, lingue e mestieri, un’isola autosufficiente in mezzo al deserto polveroso coronato da montagne innevate. Una capitale d’argilla Nel 1070, il capo berbero Abou Bekr, fondatore della dinastia almoravide, decise di costruire la propria capitale nell’arida piana di Haouz. Fece in tempo a erigere un palazzo e una moschea, ma toccò al suo successore, il cugino Youssef ben Tachfine, l’onere di creare l’oasi e la città. Il centro, dalle caratteristiche case di argilla rossa mescolata a calce, cenere e paglia, si sviluppò rapidamente grazie alla sua posizione strategica che ne fece punto privilegiato di sosta per le carovane provenienti dal sud coi loro carichi di oro e avorio. Il centro storico di Marrakech prese la forma che vediamo ancora oggi sotto Alì ben-Youssef, che cinse la città di alte mura con porte monumentali. Nella medina, Alì fece costruire un nuovo palazzo reale e una moschea, ma poco resta dei monumenti di quel periodo perché nel 1147 Marrakech fu devastata e conquistata dal sultano almohade Abd el-Moumen. I successivi sultani almohadi ricostruirono la Koutoubia, la qasba e la città imperiale con palazzi, moschee e giardini. Alla morte di Yacoub el-Mansour, verso la fine del XII secolo, però, tornarono a farsi vive le istanze tribali che finirono col rompere l’unità del Paese e favorire l’ascesa dei Merinidi. Marrakech perse il ruolo di capitale e cadde in decadenza. Riprese vita con la dinastia saadiana quando, nel XVI secolo, tornò a essere la capitale del Marocco. Sotto Moulay Abdallah visse il periodo del suo massimo splendore. Ancora decadde e ancora fu nuovamente splendida capitale alla metà dell’Ottocento, nel periodo della dinastia alaouita, sotto Mohammed III. Perso definitivamente il ruolo politico per volere del generale Lyautey, dopo che si schierò a favore della resistenza sahariana contro l’instaurazione del protettorato francese, Marrakech si è consolata diventando la capitale del turismo marocchino grazie alla capacità di ricreare straordinarie sensazioni anche se i quartieri moderni stanno cingendo d’assedio le antiche mura con case anonime e grandi alberghi talvolta perfino eccessivamente pretenziosi. La visita La poderosa cinta muraria di circa 10 chilometri, eretta fra il 1116 e il 1127, racchiude la parte originaria della città. Ben dieci sono le porte, monumentali, di stile ispano-moresco. All’interno della cinta muraria, il monumento simbolo che domina il panorama della città è lo splendido minareto alto 77 metri della Koutoubia, una delle più belle e grandi moschee dell’occidente musulmano e rappresenta un momento di grande splendore del dominio almohade. Il suo nome significa «Moschea dei Librai» perché nei secoli XII e XIII i mercanti di manoscritti disponevano la loro merce all’ingresso dell’edificio. Il complesso, essendo ancora oggi luogo di culto e scuola coranica, non è visitabile all’interno. Nella città vecchia (medina), protetta dall'UNESCO ( https://youtu.be/ySCTzDKZxGw - https://youtu.be/YCdP2z0NjhI ), le abitazioni nascondono al loro interno portici, fontane e giardini. Sono addossate l’una all’altra a formare un labirinto di strade, passaggi e vicoli. Dall’alto si vedono quasi solo tetti e terrazze. La medina si è sviluppata nel XII secolo attorno alla moschea di Sidi Youssef bel-Alì, uno dei sette santi protettori della città. Da segnalare è anche la Moschea Ben Youssef, ricostruita nel XIX secolo, mentre originale dell’epoca almoravide è l’antistante Qubba del XII secolo. A lato sorge la bellissima Madrasa Ben Youssef, fondata nel XIV secolo, che ospita la più grande scuola coranica del Maghreb. Croce e delizia d’ogni turista, il suq è il cuore delle città arabe dove si concentrano i commerci e una variegata e molto specializzata attività artigianale. Il suq è un mondo a sé, un crogiolo di attività che offrono infiniti spaccati di vita quotidiana in un labirinto di strade, stradine, vicoli e scale. Questo di Marrakech è uno dei suq più ricchi e vivaci di tutto il Marocco: la sua visita è un’esperienza che non si deve perdere, anche se è prudente farsi accompagnare da una guida ufficiale, almeno per la prima volta, per riuscire ad orientarsi, per capire, e magari pure per non lasciarsi spaventare da un mondo in apparenza così eterogeneo e caotico. Il suq occupa un intero quartiere della medina. L’"avventura" inizia dalla Piazza Jemaa el Fna, vasta, intrigante, affollata e rumorosa soprattutto al tramonto. Il suo nome ricorda che un tempo questa era la «Piazza dei condannati», dove si fustigavano i colpevoli e si tagliavano le teste dei condannati a morte davanti a una folla altrettanto numerosa di quella che oggi viene a mangiare sulle rustiche tavolate, a guardare gli incantatori di serpenti o ad applaudire i saltimbanchi. Qui si raccolgono cantastorie, acrobati, conferenzieri e incantatori, berberi, neri, uomini blu, qui si accalca una folla variopinta e strampalata fatta di venditori, accattoni, guide fasulle, autisti impertinenti, turisti stralunati, bambini e specialisti d’ogni furberia. Si può osservare lo straordinario teatro di vita che si svolge in piazza dal terrazzo di uno dei caffè che la fiancheggiano. Vicino alla moschea della qasba si visita la Necropoli reale dove riposano tredici sovrani della dinastia saadiana con le loro famiglie. Il complesso raggruppa monumenti dalle delicate decorazioni architettoniche. Il nobile passato di Marrakech, a lungo capitale del Paese e sede di sovrani, è testimoniato da numerosi palazzi di notevole interesse (il Palazzo di El-Badi, il sontuoso Palazzo della Bahia, l’attuale Palazzo Reale ...) non aperti al pubblico. Il Museo Dar Si Saïd d’Arte marocchina è ospitato nell’ottocentesca residenza di Si Saïd, fratello del gran vizir Ba Ahmed, vizir e ciambellano di Moulay el-Hassan. Il complesso, fra i più pregevoli della città con porte e infissi intarsiati e decorati con sculture e dipinti, soffitti affrescati e arredi d’epoca, venne trasformato in museo nel 1912 e vale la visita di per sé. Il mito della Marrakech favolosa, misteriosa e sensuale è sicuramente legato anche al grande e lussuoso albergo La Mamounia, per molti il più lussuoso del mondo ( https://www.mamounia.com/fr/ ). Il vasto complesso, immerso in 13 ettari di giardini, venne eretto nel XVI secolo quale dono di nozze per il principe saadiano Mamoun. Dopo la Prima Guerra Mondiale fu restaurato in stile art decò. Si fece grande uso di materiali raffinati per far rivivere lo sfarzo degno degli splendori del passato, aggiungendo tutti gli status simbol dell’alta società dell’epoca: saloni luccicanti, scaloni prospettici, stanze spaziose e riccamente arredate, casinò, piscina, campi da tennis e golf. Trasformato in albergo negli anni Venti, all’epoca del protettorato francese, ha da subito ospitato numerosissimi vip: da Winston Churchil ai Krupp, da Paul Getty a Bin Crosby, da Yves Saint-Laurent ai Rolling Stones, da Richard Nixon a Rita Haywarth e a Catherine Deneuve. La sua notorietà crebbe ulteriormente quando Alfred Hitchcock decise di ambientarvi il suo famoso film «L’Uomo che sapeva troppo», interpretato da Doris Day e James Stewart. Ristrutturato nel 1978, è ancora un albergo di grande richiamo con 57 suite, tutte con una grande vista sul palmeto di Marrakech, sui monti innevati dell’Atlante e sull’elegante Koutoubia. I giardini Il giardino è sempre stato per gli Arabi un luogo incantato di delizie e perciò ogni loro palazzo è circondato da bellissimi giardini. A Marrakech spiccano i Giardini dell’Adgal, alle spalle del Palazzo Reale nei pressi di Bab Ahmar, un’oasi di frescura accanto alla vecchia città, voluta nel XII secolo dai sovrani Almoravidi. Fuori dalla medina, oltre la città nuova, si trova il Giardino di Majorelle. Fino al 1962, con la casa-studio appartenne all’omonimo pittore francese che qui venne a rifugiarsi negli ultimi anni di vita. Il giardino è stato recentemente risistemato a cura dello stilista Yves Saint-Laurent, ridando splendore alle buganvillee, alle palme e ai cipressi. L’edificio blu della casa-studio, restaurato in stile art decò, accoglie l’esposizione delle incisioni di Majorelle e un museo d’arte islamica. Famoso giardino è La Ménara, vasto parco dove prevalgono palme e ulivi. Ha al centro una grande vasca nelle cui acque si riflette un piccolo padiglione dove si racconta che i sultani organizzassero i loro appuntamenti galanti. In effetti, il vasto complesso di giardini risale al XII secolo e tutti i sovrani lo hanno sempre considerato un magico paradiso, contribuendo alla sua manutenzione. RABAT Rabat è città di oltre due milioni di abitanti (con l'interland) in gran parte moderna, protetta dall'UNESCO ( https://youtu.be/5uFy1Xt4-_g ) . La medina, il nucleo storico, che risale al XVII secolo, è racchiuso tra le mura degli Almohadi e quelle andaluse. Sua principale porta è la monumentale Bab Oudaia del 1195. Nei pressi della medina, la piccola ma pittoresca Qasba degli Oudayas, cioè di quei guerrieri provenienti da una tribù araba sahariana che Mulay Ismail reclutò per difendere la città, si estende su un promontorio a picco sull’oceano e lungo l’estuario del fiume. Nella qasba si trova la più antica moschea di Rabat, risalente al 1150: il suo minareto venne restaurato nel XVIII secolo a cura di un inglese convertito all’Islam. Nella qasba si visita il Museo degli Oudayas che è compreso in un complesso con una moschea (oggi adibita a sala d’esposizione), i famosi e lussureggianti Giardini Andalusi e il popolare Café Maure, sulle mura, da dove si gode una bella veduta del Bou Regreg,. Il museo, ospitato in un padiglione voluto da Moulay Ismail, offre una panoramica delle arti tradizionali marocchine. Il Palazzo Reale (non visitabile) è fiancheggiato da vari edifici amministrativi di recente costruzione. Le mura che costeggiano il palazzo si estendono fino alla porta Bab al-Alw, nei pressi dell’oceano. Delle quattro porte del periodo almohade giunte fino a noi, la più maestosa e imponente è la Bab ar-Rouah (porta dei venti), ornata do smerli, fregi, arabeschi floreali e grandi conchiglie. Da segnalare sonno anche: la Moschea Mulina (accesso riservato ai musulmani) che prende il nome dal ricco proprietario di origine andalusa dei giardini nei quali è inserita, e la Torre Hassan, l’antico minareto incompiuto che si erge dalle parti del ponte che porta a Salè attraversando il Bou Regreg, che resta a testimoniare la grandiosità del faraonico progetto del califfo Abu Yusuf Ya’qub al-Mansur ed è visitabile. La torre è oggi integrata, secondo il progetto del 1962 dell’architetto vietnamita Vo Toan, nel Mausoleo di Muhammad V, il sovrano che ha condotto il Marocco alla liberazione dal dominio coloniale francese. Anche il mausoleo è visitabile. Del complesso fa parte anche l’unica moschea della città non vietata ai non musulmani. Il Museo Archeologico, il più importante del genere del Marocco, raccoglie reperti romani di Volubilis, Lixus, Banasa e reperti provenienti dagli scavi dei siti preislamici dei secoli VIII e IX. Notevoli sono i bronzi raffinati e di grande realismo provenienti da Volubilis, fra i quali spiccano il celeberrimo «Cane di Volubilis», «L’Efebo incoronato d’edera» e la «Testa di mulo». CASABLANCA La città, coi suoi oltre quattro milioni di abitanti, è la capitale industriale e il porto più importante del Marocco. Chi si aspetta la Casablanca di Humphrey Bogart e Ingrid Bergman è destinato a restare deluso: del resto quella era nei teatri di posa di Hollywood. Pure la Casablanca del 1943, quando qui si incontrarono per un vertice Churchill, De Gaulle e Roosevelt, non c’è più. Oggi la città è una metropoli occidentalizzata con problemi di inurbamento «selvaggio», inquinamento e anarchia urbanistica. Qui è potuto succedere che un tratto delle mura di Sour Jdid sia sparito in una sola notte, probabilmente per costruire case abusive. L’antica medina, che si estende vicino al porto coi suoi vicoli tortuosi, assomiglia più a una cittadina europea che a una medina medioevale, con tanto di moschea del XVIII secolo. Il porto, costruito negli anni Ottanta del XX secolo, è il primo dell’Africa per movimento di merci. Intorno la vita è assai vivace, ma bisogna fare attenzione perché ci sono numerosi e rumorosi cabaret frequentati da personaggi, come dire, equivoci. La piazza Mohammed V, il centro della città, è chiusa da edifici in puro stile moresco moderno, i migliori dei quali furono progettati dagli architetti Henri Prost e Robert Marrast. La nuova medina, nota anche come Qartier Habous degli anni Trenta del secolo scorso, è caratterizzata da costruzioni di stile tradizionale e neo-moresco. Nel quartiere si trovano il Mahakma del Pasha, sontuoso edificio che serve da tribunale e da salone ufficiale per ricevimenti (occasionalmente aperto al pubblico), e la chiesa di Notre Dame de Lourdes, eretta degli anni Cinquanta. Tutta in cemento armato, ha 800 metri quadrati di vetrate. La moschea di re Hassan II, modernissima, doveva essere la più grande del mondo islamico, ma, per deferenza nei confronti di La Mecca e Medina, si è collocata al terzo posto. Il suo minareto, di 210 metri, è il più alto del mondo e reca sulla sommità un laser che proietta i suoi raggi in direzione della Mecca. Progettata dall’architetto francese Michel Pinseau pare su disegno del defunto re al quale è dedicata, la costruzione si regge su palafitte sull’acqua e presenta un incredibile mix di tecnologia moderna (pavimento riscaldato, tetto mobile, porte elettriche) e di raffinato artigianato artistico marocchino. Abbondano le bizzarrie artistiche e si è fatto grande uso di materiali rari. La Corniche (o Acquario) è la strada costiera panoramica che si dirige a sud, disseminata di spiagge, ristoranti e locali notturni. Si incontrano il Parc de la Ligue Arabe, il parco più vasto della città, la Villa des Arts, edificio in stile art decò che ospita mostre anche internazionali, e le torri del Twin Center, un centro commerciale progettato da Ricardo Bofill. testi estratti dalla guida "Marocco" - © Un mondo di viaggi Fotografie: © G. De Luca, Phototheque T. M. IL CLUB DEI VIAGGIATORI Il viaggio scelto e consigliato da Livingston & Co. per un primo approccio al Marocco. Poi ci sono altre regioni e località interessanti: da Tangeri, Tetouan e Chefchaouen al Sud delle kasbah, degli ksour, del deserto e delle oasi; dai centri della costa atlantica come la cittadella di Essaouira e Agadir, che è anche rinomato centro balneare, ai paesaggi e ai villaggi dell’Antiatlante e del Medio Atlante. Insomma, il Marocco merita diversi viaggi. LE CITTÀ IMPERIALI Programma (8 giorni/7 notti): Casablanca – Rabat – Volubilis – Meknes – Fes – Marrakech Partenze ogni sabato da Casablanca Quote scontate CdV (per minimo 2 persone) da € 865 per persona Supplemento camera singola: € 290 Sistemazioni: hotel ***** Trattamento di mezza pensione Guida locale in italiano Potete richiederci il programma dettagliato inviandoci una mail a livingstonclub@libero.it. Se, poi, desiderate prenotarvi, vi metteremo in diretto contatto con l'operatore turistico di fiducia cui è demandata l'organizzazione tecnica per tutti gli altri dettagli e finalizzare la prenotazione stessa.

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