Tra macerie industriali e angosce della precarietà...

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Baldini&Castoldi
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Data mercoledì 21 agosto 2019
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Tra macerie industriali e angosce della precarietà «Tuttofumo», il nuovo romanzo di Eugenio Raspi trasforma in letteratura una crisi economica e morale che ha avvolto dal nord al sud il nostro paese, per far sentire al lettore l'urgenza di una narrazione tutta concentrata sui fatti, e i movimenti sociali e interiori dei personaggi, resi con stile realistico e con una scrittura fisica, corporale. Il personaggio che esprime più di altri un'idea di sospeso disorientamento, è Luca, l'adolescente studente dell'alberghiero che ama il parkour, figura centrale nel libro, la cui vicenda è una storia nella storia, un piccolo romanzo di formazione, quello di un ragazzo cresciuto in una famiglia operaia, con accanto gli adulti che vivono in apnea nella cupa speranza della riapertura dello stabilimento, il quale cerca a dispetto di tutti e in completa solitudine un proprio posto nel mondo. A differenza della sorella Elena, che si occupa di computer grafica e ha fame di futuro, Luca è più realista del re, «ha fretta di crescere per essere indipendente e non pesare sui genitori», studia e lavora gratis come barista, incuba una rabbia che non esplode, e un senso di responsabilità che trova il suo culmine quando deve soccorrere il padre salito per protesta in cima alla piattaforma della fabbrica. Dopo il sorprendente La fabbrica del panico (Feltrinelli) di Stefano Valenti, Figlia di una vestaglia blu di Simona Baldanzi, recentemente riedito meritoriamente da Alegre, 108 metri (Laterza) di Alberto Prunetti, la potente voce poetica di Luigi Di Ruscio, scrittore emigrato dalle Marche a Oslo e simbolo dell'emigrazione operaia, di cui Marcos Y Marcos ha di recente stampato le Poesie scelte a cura di Massimo Gezzi, la letteratura working class aggiunge alla sua ricca biblioteca un altro titolo significativo, che sposta sostanzialmente anche il punto di vista, e ingloba nella stessa narrazione la precarietà del mondo giovanile con le vite provvisorie della fine del lavoro industriale, dentro un inedito conflitto generazionale. In Tuttofumo, infatti, romanzo della crisi, i personaggi vivono in attesa di un futuro incerto e angosciosamente invisibile, dove «si fronteggiano antico e moderno», e la forza antica del passato, la sua austera bellezza, quella che era la profondità del mondo, sembra non riuscire a salvarli da un eterno presente profondamente minaccioso e liquido, colti mentre stanno aspettando Godot. Angelo Ferracuti il manifesto

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