Lawrence Ferlinghetti oggi compie 100 anni. Per l'occasione...

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Elèuthera editrice
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Data domenica 24 marzo 2019
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Lawrence Ferlinghetti oggi compie 100 anni. Per l'occasione pubblichiamo una poesia che ci inviò nel 1988 e che uscì su Volontà 4/88 / Dis/fare l’arte Lawrence Ferlinghetti / A che serve la poesia Dunque a che serve oggigiorno la poesia A che serve Che utilità ha In questi giorni e notti nell’Era di Autogeddon in cui la poesia è ciò che si è asfaltato per fare un’autostrada per le armate della notte come in quel paradiso di palmizi a nord del Nicaragua dove le promesse fatte nelle plazas saranno tradite in aperta campagna o nei campi verdissimi della Stazione Armi Navali di Concord dove treni blindati travolgono dimostranti verdi dove la poesia brilla per la tua assenza l’assenza di uccelli in un paesaggio estivo la mancanza di amore in un letto a mezzanotte o la mancanza di luce a Mezzogiorno di Fuoco in quella Casa non poi così bianca Poiché anche le poesie brutte sono valide per quello che non dicono per quello che lasciano fuori Sì, e che dire del sole che ci inonda attraverso le reti del mattino e delle notti bianche e delle bocche del desiderio labbra che dicono e ripetono Lulù e tutti gli esseri alati che cantano e grida lontanissime su una spiaggia all’imbrunire e luce che non fu mai su terra e mare e caverne misurate dall’uomo dove un tempo scorrevano i fiumi sacri presso città sul mare attraverso le quali distrattamente girovaghiamo sbalorditi continuamente dal folle spettacolo dell’esistenza e tutti questi animali parlanti a rotelle eroi ed eroine con mille occhi con cuori corrotti e superanime nascoste senza più miti da poter dire propri (Niente più miti secondo i quali vivere! gridò Joseph Campbell e con la barca se ne andò alle Hawaii) continuamente sbalorditi come io lo sono ancora da questi bipedi vestiti con la faccia nuda questi attori dritti in piedi pallidi idoli nelle strade notturne estatici danzatori nella polvere dell’Ultimo Valzer in quest’era di graticolata Autogeddon dove la voce del poeta suona ancora in lontananza la voce della Quarta Persona Singolare la voce entro la voce della tartaruga la faccia dietro la fama della razza un libro di luce nella notte la voce della vita proprio corno l’udì Whitman una folle sommessa risata (ah, ma poterla ancora liberare dal word- processor della mente!) E io sono un reporter di giornale su un altro pianeta venuto a presentare una cronaca con i piedi in terra del Cosa Quando Dove Come e Perché di questa stupefacente vita di quaggiù e degli strani clown che la regolano a proprio piacere i curiosi clown che la regolano a proprio piacere con le mani sui davanzali delle finestre di terribili demoniache fucine che gettano le loro ombre cupe nella grande ombra della terra nella fine del tempo invisibile nello hashish supremo del nostro sogno Traduzione di Vincenzo Mantovani

Non solo libri...