Prendiamo in prestito per intero il post di oggi a Vito...

photo
Edizioni la meridiana
Postato su Facebook
Data lunedì 1 ottobre 2018
Condivisioni 2
Piace a 5
Commenti 1
Prendiamo in prestito per intero il post di oggi a Vito Calabrese, foto compresa. "Posso solo suggerire che chi vuole combattere la falsa coscienza e destare la gente ai suoi veri interessi ha molto da fare, perché il sonno è molto profondo. Ed io non intendo fornire una ninna-nanna, ma semplicemente entrare furtivamente e osservare il modo in cui la gente russa." Erving Goffman Goffman diceva queste cose una sessantina di anni fa. Ieri a partire dalla frase "Chi non ha non è" proposta da Elvira Zaccagnino al convegno della Meridiana, abbiamo provato a 40 anni dall'attuazione della cosiddetta Legge 180 a confrontarci in un laboratorio con operatori provenienti da diverse realtà istituzionali, con il pensiero e il sapere pratico di Franco Basaglia, che come Bartleby lo scrivano, ha detto ‘ preferirei di no’ all'orrore, a quella terribile sconfitta dell'umano che ha visto. Ha iniziato una vera e propria rivoluzione che ha dimostrato che si può curare il malato psichico, senza escluderlo violentemente dal mondo, ribaltando l'importanza della stessa Comunità per le sue capacità di includere e di prendersi cura del malato. Tanti prima di lui erano passati da "addormentati" a Gorizia nel 1961. Tanti. Com'è possibile, anche nella contemporaneità, chiudere gli occhi e il cuore di fronte ad una palese violazione dei diritti, cosa ci porta ad accettare "qualsiasi cosa", una de-umanizzazione così diffusa? Basaglia ha messo in crisi l’ovvio, ha “svegliato” le persone rispetto a ciò che sembrava "naturale" o "necessario", con uno sguardo compassionevole verso gli ultimi, gli invisibili, e fortemente critico verso il potere. Di quello sguardo abbiamo bisogno noi operatori di fronte agli incessanti tentativi della realtà di sottacere la mancanza di diritti, le palesi ingiustizie, le esclusioni e i trattamenti deumanizzanti nei luoghi di cura....' Preferirei di no. A volte è il modo per cominciare ad essere umani.

Non solo libri...